Dalle mie parti non è raro sentirsi invitare per "giocare a Bridge" per poi trovarsi davanti a un gioco che, col Bridge, non ha davvero niente da spartire. In effetti si tratta di una variazione sul tema della "Scala 40" di cui non parlerò perchè ci porterebbe fuori tema.
Questa scorretta denominazione, però, ha una risvolto "storico" interessante perchè direttamente connesso con la mia passione per i giochi di carte.
Avrò avuto 7-8 anni quando costringevo nonno Dante e papà a giocare quell'improbabile "Bridge", e siccome in famiglia ci giocavano un po' tutti la mia segreta aspirazione era di poter sedere al tavolo dei "grandi" per sfidarli.
Nel tempo, il mio interesse per quel tipo di giochi si è attenuato fino a sparire del tutto (a parte il Machiavelli, ma questa è un'altra storia) però questa curiosità rispetto al Bridge (quello vero, intendo) non si è mai spenta. Ed essermi impadronito del regolamento non era sufficiente, per capire DAVVERO dovevo giocare.
Partecipai a un corso per principianti e quella fu una svolta importante, perchè mi trovai per la prima volta davanti a una "meccanica di gioco" estremamente interessante e impegnativa: il dialogo in codice tra i partner. Che ne sa di Bridge capisce cosa sto scrivendo, per gli altri troverò il tempo di essere più chiaro in un'altra occasione.
Quando nacque VEGEtables pensai che se un giorno avessi sviluppato una versione di gioco a coppie, si sarebbe dovuta ispirare a quella del Bridge.
E così è stato, con un risultato decisamente interessante, che si spiega in poche righe (avendo già padronanza del regolamento base) ma che richiede una robusta dose di impegno per essere padroneggiato.
